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Cambiamento Globale, Esteri

Spagna: separatisti baschi verso l’abbandono della violenza

L’organizzazione separatista basca Eta potrebbe rinunciare definitivamente alla violenza, secondo quanto dichiarato ieri da un esponente di primo piano del movimento. Un annuncio in questo senso potrebbe arrivare già la prossima settimana, in risposta alle sollecitazioni dei mediatori internazionali, tra cui l’ex segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, presenti alla conferenza di pace di San Sebastian.

Libia – Le forze del Consiglio nazionale transitorio libico hanno annunciato di aver conquistato ieri la città di Bani Walid, una delle ultime roccaforti dei fedelissimi di Gheddafi. Continuano invece i combattimenti intorno a Sirte. Intanto, mentre a Tripoli è in corso la visita lampo del segretario di Stato americano, Hillary Clinton, la Nato annuncia una diminuzione dei raid e la “prossima” conclusione della missione, ma il segretario statunitense alla Difesa, Leon Panetta, ha dichiarato che non è ancora possibile indicare una data precisa per la fine delle operazioni militari.

Siria – In Siria, sono almeno 30 le persone uccise dalle forze del presidente Bashar el-Assad nelle ultime 24 ore: lo sostengono attivisti dell’opposizione. Alcune fonti parlano di 10 morti tra i militari, per mano di “presunti disertori”, e l’agenzia ufficiale Sana attribuisce a “terroristi” il rapimento e l’uccisione di un uomo delle forze di sicurezza ad Homs. Intanto, l’agenzia turca Anadolu ha riportato la notizia, non confermata, di un incontro tra il ministro degli Esteri di Ankara Davutoglu e il Consiglio nazionale siriano, organo dell’opposizione.

Italia: dibattito sulla richiesta di leggi speciali
Giro di vite contro i violenti nelle manifestazioni. Lo ha annunciato il ministro degli Interni, Roberto Maroni, dopo le devastazioni provocate sabato scorso a Roma dai Black block. Maroni si è detto in sintonia con la proposta del leader dell’Italia dei Valori, Di Pietro, che ha invocato nuove leggi speciali per la prevenzione delle violenze. “Siamo usciti dal terrorismo senza leggi speciali e riusciremo nello stesso modo ad arginare il dissenso”, ha dichiarato però il ministro della Giustizia, Palma. Proseguono, intanto, in tutta Italia le retate e le perquisizioni per catturare i responsabili dei disordini di tre giorni fa.

Dopo il fallimento del sistema di sicurezza che non è riuscito ad impedire le devastazioni avvenute a Roma, il ministro degli Interni Roberto Maroni annuncerà nel pomeriggio in Senato una proposta per “nuove misure legislative, che possano consentire alle forze dell’ordine di prevenire più efficacemente violenze come quelle di sabato scorso”. Il ministro della Lega Nord ha colto al balzo la proposta avanzata dal leader dell’IdV Antonio Di Pietro che sempre nella giornata di ieri aveva invocato una nuova legge Reale per dotare gli organi di polizia di una maggiore capacità preventiva e repressiva. Il provvedimento evocato da Di Pietro era stato varato nel 1975, nel pieno degli “anni di piombo”, e garantiva il diritto delle forze dell’ordine ad utilizzare armi in caso di necessità e norme sull’identificazione dei cittadini e sulla custodia preventiva. Una proposta definita “irricevibile” da molte voci dell’opposizione: per il Pd, bastano le leggi attuali, invece occorre puntare alla prevenzione e cambiare il governo . No ad uno Stato di polizia che comprima le libertà e i diritti di tutti ripetono i Verdi. Intanto, si intensifica in Italia la caccia ai responsabili dei disordini romani:12 finora i fermati nella capitale per violenza premeditata. E mentre il sindaco vieta per un mese i cortei nel centro storico , la Francia per evitare episodi simili ha annunciato che presidierà la frontiera con l’Italia in occasione del prossimo G20 che si terrà a Cannes tra il 3 e il 4 novembre.

Obama – Il presidente degli Stati Uniti Obama, che ieri ha iniziato un tour elettorale di tre giorni, ha chiesto al Congresso di votare nuovamente sul suo piano per il lavoro, bocciato la scorsa settimana dal Senato. Dopo aver criticato l’atteggiamento dell’opposizione repubblicana e le sue controproposte, Obama ha precisato che le misure saranno presentate alle Camere singolarmente e non più in un unico pacchetto.

Indignati, Ban Ki-moon – “Le proteste partite da Wall Street e diffuse in tutto il mondo rappresentano un messaggio che non va ignorato”. Lo ha dichiarato il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, in riferimento ai cosiddetti “indignati”. “Grande comprensione” per il movimento è stata espressa, a nome della cancelliera Angela Merkel, da un portavoce del governo tedesco, così come da quello di Barack Obama.

Crisi economica – In attesa del vertice di Bruxelles di domenica prossima, la crisi economica continua a preoccupare i leader europei. Il destino della Francia “si gioca nei prossimi dieci giorni”, ha detto il presidente francese Sarkozy. E mentre il governo tedesco parla di un lavoro ancora “lungo” da fare sulle misure europee anticrisi, la Grecia è al secondo giorno di scioperi in attesa della grande mobilitazione di piazza prevista per domani.

Timoshenko – Ue – L’Unione europea ha rinviato “a data da destinarsi” la visita del presidente ucraino Viktor Yanukovich prevista per il prossimo giovedì. A preoccupare Bruxelles è soprattutto “il rispetto di valori fondamentali come l’indipendenza della giustizia e lo stato di diritto”. In precedenza, pur auspicando una riforma del codice penale, lo stesso Yanukovich aveva definito “serie” le accuse contro l’ex premier e leader dell’opposizione Yulia Timoshenko, condannata a 7 anni per “abuso di potere” la scorsa settimana.

Iran – Le autorità iraniane hanno annunciato che, grazie a un nuovo impianto di prossima apertura, potranno produrre più uranio arricchito al 20% nel giro di 4-5 mesi. Intanto, parlando delle accuse giunte dagli Stati Uniti nelle scorse settimane su un complotto iraniano contro l’ambasciatore saudita a Washington, il presidente Mahmoud Ahmadinejad ha dichiarato che il suo Paese e gli Usa “non sono in rotta inevitabile” verso un conflitto.

Somalia – I ribelli somali al-Shabaab hanno minacciato di sconfinare in Kenya se l’esercito di Nairobi non sospenderà l’offensiva lanciata contro il movimento, considerato responsabile di rapimenti di cittadini stranieri. L’accusa è stata respinta dai leader dei ribelli, mentre le truppe kenyane e le forze somale avanzano verso la roccaforte Shabaab di Afmadow. (Panoramica internazionale a cura di Davide Maggiore)

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