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Esteri

Egitto, la folla contro Israele

Netanyahu:  “Evitato il disastro”

L’ambasciata israeliana è stata assaltata dalla folla e la devastazione della sede diplomatica segna uno dei punti più bassi nei rapporti fra Egitto e Israele, da quando Il Cairo divenne il primo paese arabo a firmare l’accordo di pace nel 1979. Gli scontri che hanno segnato la scorsa nottata, provocando oltre mille feriti e tre vittime, sono stati tra i più violenti dalla fine della rivoluzione che, a febbraio, ha deposto Hosni Mubarak. L’ambasciata israeliana era già stata bersaglio di manifestazioni per protestare per l’uccisione di cinque guardie di frontiera subito dopo l’attentato ad Eilat. La sesta è spirata proprio oggi in ospedale. E nell’ultima manifestazione un solitario manifestante era riuscito perfino a togliere la bandiera della stella di David issata sul pennone al diciottestimo piano dell’edificio, che ospita la sede diplomatica.

Dopo avere demolito a martellate e a colpi di ariete il muro di protezione eretto solo qualche giorno fa a protezione della sede diplomatica, nella serata di ieri decine di manifestanti hanno scalato l’edificio per arrivare ai locali dell’ambasciata israeliana e dopo esservi entrati hanno lanciato nel vuoto centinaia di documenti diplomatici. L’ ambasciatore israeliano Itzhak Levanon è stato costretto ad una evacuazione precipitosa insieme ad una ottantina di componenti del suo staff e dei loro familiari. Sei uomini della sicurezza sono stati tratti in salvo dall’intervento di una unità delle teste di cuoio egiziane. «È stato evitato un disastro», ha commentato il premier israeliano Benjamin Netanyahu. In Egitto è rimasto il numero due dell’ambasciata.

La nottata è stata quindi segnata da violenti scontri fra manifestanti e forze dell’ordine arrivate in massa, con decine di blindati anche alla luce dell’appello del presidente Usa Barack Oabama alle autorità egiziane ad intervenire per assicurare la protezione alla sede diplomatica israeliana. Oggi la situazione è stata calma anche se tesa. La zona attorno all’ambasciata continua ad essere fortemente presidiata mentre da Israele è arrivato in serata l’annuncio che l’ambasciatore tornerà al Cairo il più presto possibile, non appena sarà assicurata la necessaria sicurezza. La notte di fuoco ha portato le prime decisioni politiche prese in una riunione straordinaria fra il consiglio supremo delle forze armate e il gabinetto di crisi del governo egiziano.

Come primo atto la giunta militare ha respinto le dimissioni messe sul tavolo dal premier Essam Sharaf ed ha assicurato il suo impegno al rispetto di tutti i trattati internazionali, inclusi quelli che riguardano la protezione delle sedi diplomatiche sul suo territorio. Da questo vertice straordinario è anche venuta l’indicazione che le forze dell’ordine potranno ricorrere a tutte le norme previste dalla legge d’emergenza. In vigore da trent’anni, i manifestanti di piazza Tahrir ne chiedono la revoca dall’inizio della rivoluzione.

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