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Economia

Solo il fumo delle ciminiere potrà spingere la vera ripresa. La produzione è alla base

«Finchè le ciminiere non riprenderanno a fumare, le misure di austerity serviranno a poco», mi diceva quasi 40 anni fa – quando cominciavo ad appassionarmi all’economia e alla finanza – un vecchio agente di cambio. Erano i tempi delle domeniche a piedi, dell’illuminazione pubblica ridotta e della tv che finiva i programmi alle 23.

I tempi sono cambiati, ma l’idea è sempre valida: finchè la produzione non riprenderà, le politiche monetarie e fiscali non garantiranno un sano rilancio dell’economia e quindi dei mercati finanziari. D’altra parte il peso del debito pubblico sulle economie delle nazioni industrializzate, l’aumento delle spese di welfare per l’invecchiamento della popolazione e la crisi da sovrapproduzione non sono certo problemi che si risolvono in pochi mesi. E neppure in qualche anno.
Quindi la volatilità dei mercati in generale, e borsistici in particolare, è una condizione che ci accompagnerà a lungo. Negli articoli a fianco spieghiamo come, riferendoci a Piazza Affari, il superamento di quota 15.000 da parte del Ftse Mib potrebbe proiettare il benchmark verso i 16.000 punti prima e poi verso i 18.000. Un’ottima occasione di rally per chi compra i titoli giusti, ma soprattutto una possibilità di liquidare le posizioni per mettersi su asset più tranquilli. Nulla più.//

Già, perché la gran parte dei gestori non scommette sulla possibilità – certamente non nei prossimi 6-12 mesi, ma probabilmente neppure negli anni immediatamente a venire – di vedere l’avvio di un rialzo di lungo periodo delle Borse sviluppate. I rimbalzi, che anche in un mercato ribassista saranno sempre possibili, sono visti solo come occasione di trading o, al più, per smobilizzare posizioni “inchiodate” nei portafogli.
Restano molti gli elementi tecnici e finanziari che depongono a favore di questa ipotesi. L’andamento dei fondi obbligazionari high yield, per esempio, è uno di questi segnali, anche se poco conosciuto. Quando il loro grafico si imballa, nel senso che dal rialzo entra in una fase laterale, anticipa una fase negativa per i listini. È accaduto lo scorso agosto e questo lascia presagire almeno qualche trimestre difficile per i listini azionari (fatta sempre salva, ovviamente, la possibilità di rimbalzi anche importanti).

Il più classico dei segnali è però quello che viene dall’oro, che inizia a salire quando tutte le altre asset class si deprezzano. Al momento il metallo giallo, che venerdì scorso è sceso sotto i 1.700 dollari per oncia (il recente massimo è stato a 1.920), resta inserito in un quadro di lungo termine rialzista. Il ribasso è dovuto sia ai timori di recessione globale (che potrebbe coinvolgere anche l’Asia, tradizionalmente compratrice del metallo giallo), sia alle vendite degli investitori per coprire le perdite sul trading book dei derivati. Ma il ratio gold/S&P 500 è sempre favorevole all’oro ed è immaginabile che continuerà a esserlo, visto che il metallo è inserito in un trend di crescita secolare.

Informazioni su Redazione Libera Mente News

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