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Attualità, Politica Interna

No Tav chiedono aiuto a Rosy Bindi con una lettera aperta, il testo

Torino – I No Tav scrivono a Rosy Bindi. Gli oppositori della linea ferroviaria ad Alta Velocità Torino-Lione hanno indirizzato una lettera aperta all’esponente del Pd per chiedere sostegno per riaprire la discussione e il confronto sulla realizzazione dell’opera in Valle di Susa sulla base di dati concreti.
Alcuni dei militanti avevano incontrato la Bindi il 25 settembre in occasione della marcia per la pace Perugia-Assisi.

La lettera segue il gesto compiuto ieri dal Movimento 5 Stelle che aveva diffuso nell’aula del Consiglio Regionale del Piemonte degli opuscoli informativi contro la Torino-Lione.

Questo il testo completo della lettera:

Gent. Presidente Rosy Bindi,
come certo ricorda in occasione della marcia Perugia Assisi di domenica 25 settembre ha avuto un breve dialogo con alcuni “NO TAV”.
In quell’occasione Lei ha definito, con chiarezza e onestà intellettuale, l’argomento TAV un “dogma” all’interno del partito che Lei presiede e ha dichiarato una sua difficoltà in merito a questo tema dato che ben conosce la serietà degli amministratori PD della valle che sostengono una posizione nettamente contraria all’opera.
Comprendiamo la difficoltà politica, ma riteniamo anche che Lei ricopra una meritata posizione di grande peso all’interno del Suo partito.

Lei sa bene che, a fronte della serietà da Lei stessa sottolineata, degli Amministratori “NoTav”, alcuni parlamentari si distinguono invece per arroganza e incompetenza; quegli stessi parlamentari che, pur essendo in teoria rappresentanti del Piemonte, si sono fatti carico di chiedere a gran voce la militarizzazione del territorio e che continuano ad auspicare misure repressive: richieste che suonerebbero meglio in bocca ai più accesi esponenti di un partito di estrema destra; parlamentari sostenuti anche da alcuni esponenti dell’apparato del PD piemontese che non hanno esitato nel chiedere l’espulsione dei dissidenti.
Nei mesi scorsi abbiamo scritto ben due lettere aperte al segretario Bersani, che non ha mai ritenuto di rispondere, tradendo così la grande tradizione popolare da cui il Suo partito trae le origini, ma soprattutto mancando a un dovere fondamentale di chi ricopre ruoli su delega dei cittadini, e cioè rendere sempre conto a coloro che rappresenta; abbiamo scritto e distribuito nelle feste locali del PD una lettera aperta ai militanti ed elettori.
In tutti questi scritti non abbiamo cercato di convincere della giustezza della nostra posizione contraria all’opera: abbiamo sempre chiesto di riaprire la discussione, di dare spazio e udienza alle nostre ragioni, di cercare di capire perché amministratori, iscritti e militanti del PD continuino a tenere con determinazione una posizione contraria alla linea del partito cui fanno riferimento.
La stessa cosa chiediamo a Lei, Presidente Bindi: eserciti tutto il peso politico della posizione alta e di responsabilità che ricopre per riaprire la discussione e il confronto, sulla base di dati concreti, che noi siamo in grado di portare grazie al supporto che non ci è mai mancato di ricercatori, docenti universitari, esponenti di alto livello del mondo dell’economia, delle scienze, dell’ingegneria…
Sono sempre mancate, invece, risposte altrettanto argomentate da parte dei sostenitori dell’opera che si trincerano dietro slogan vuoti senza fornire risposte concrete alle nostre obiezioni.
E mancano, in questo momento, argomentazioni che giustifichino un impiego esorbitante di risorse a fronte di una drammatica crisi economica che evidenzia ben altre priorità.

Siamo venuti alla marcia perché il nostro movimento ha una forte e incontestabile matrice non violenta.
Lo Stato, invece, ha deciso di venire in Val di Susa armato fino ai denti, alzando deliberatamente il livello di scontro e nel contempo derubricando una grande questione politica alla categoria dell’ordine pubblico.
Possiamo documentare (e può verificarlo Lei stessa visionando i filmati che abbiamo messo in rete) le violenze gratuite che sono state esercitate dalla forze dell’ordine nei confronti dei manifestanti anche lanciando, ad altezza d’uomo, gas lacrimogeni contenenti CS, sostanza vietata dalla convenzione di Ginevra.

Siamo venuti alla marcia (molti di noi ci sono sempre stati, come Lei) perché la resistenza contro il Tav è certamente una lotta contro un’opera inutile, dannosa e devastante sul piano economico ed ambientale, ma riassume in sé anche le scelte di resistenza allo spreco, all’ingiustizia sociale, all’esclusione dei cittadini da processi decisionali non trasparenti e che potrebbero mutare definitivamente la vita loro e dei loro figli e nipoti, all’utilizzo del potere a fini di interessi politici ed economici. Di quel potere che non pensa neanche lontanamente di ridurre le folli spese militari a fronte di una crisi economica che pesa sui cittadini più fragili.
Migliaia di cittadini hanno sottoscritto l’appello di Padre Alex Zanotelli per la riduzione delle spese militari; gli ultimi referendum hanno dimostrato senza appello la forte volontà popolare di difendere i beni comuni e le innumerevoli iniziative che si stanno realizzando nelle piazze d’Italia suonano come una definitiva condanna della contiguità tra politica e affari, vero cancro alla base della “questione morale”: il movimento NO TAV è anche tutto questo.
E lungo i 24 chilometri che abbiamo percorso insieme abbiamo raccolto infinite testimonianze di solidarietà, di apprezzamento, di incitamento a proseguire, di richieste su come poterci aiutare in diverse realtà italiane: il consenso nei nostri confronti si estende e si sta diffondendo in tutta Italia e la nostra lotta da tempo si unisce a tante altre “resistenze” in difesa del territorio, dell’ambiente, della salute, dei risparmi dei cittadini….
Un grande partito come quello che Lei presiede non può non interrogarsi su tutto ciò, non può non sentire l’esigenza di confrontarsi con una lotta popolare, con una realtà di partecipazione diretta, di realizzazione di processi decisionali ispirati alla condivisione e al democratico confronto.

Trasmetteremo questa nostra lettera aperta a tutti i giornali (ben sapendo che pochi ci daranno spazio perché il settore dell’informazione è quasi tutto presidiato dalle lobbies favorevoli all’opera) e la metteremo in rete, il canale che più di ogni altro ci ha consentito di diffondere conoscenza del problema e di allargare il consenso al di fuori delle nostre valli. E proprio in rete potrà trovare dovizia di materiali informativi, in particolare l’ultima pubblicazione delle “150 ragioni del no”.

Certi della Sua attenzione restiamo in attesa di un Sua risposta e, soprattutto, dell’avvio di una stagione di confronto che risponda alle basi fondanti di un partito che ha nella sua storia il “DNA” dei padri della nostra libertà e della nostra democrazia.

Firmato
La delegazione NO TAV partecipante alla marcia per la pace Perugia Assisi del 25 settembre 2011

Oltre la notizia – Approfondimento: NO TAV – Italia chiama Bolivia: la vostra autostrada è la nostra torino-lione

Informazioni su Redazione Libera Mente News

Libera Mente News è composta da un gruppo eterogeneo di professionisti, ognuno esperto nel proprio campo, che intende creare un nuovo network di informazione che sia “pulito” e depurato da posizioni di parte (personali, politiche, religiose che siano). Intendiamo offrire sempre e solo delle news candide e veritiere.

Discussione

Un pensiero su “No Tav chiedono aiuto a Rosy Bindi con una lettera aperta, il testo

  1. …un referendum popolare, che coinvolga le popolazioni dell’area interessata al passaggio dei treni ad alta velocità, penso che sia la soluzione più democratica…e, se i cittadini, attraverso il voto, esprimeranno un giudizio favorevole alla TAV, credo che a quel punto non ci sia più niente da fare, ma solo allora, non prima…
    …in queste situazioni di contrapposizione, non ideologica, ma pragmatica, quel che conta non è il risultato che entrambe le parti raggiungono con le loro azioni, repressive quelle dello Stato, informative quelle di chi si oppone, ma è necessario che il giudizio, positivo o negativo che sia per le fazioni in causa, determini oggettivamente quanto venga deciso dalla consultazione democratica-referendaria circoscritta ai paesi attraversati dall’opera ferroviaria…
    …rimango basito anch’io, apprendendo delle posizioni politiche assunte da esponenti del centro-sinistra circa la militarizzazione del territorio, dimentichi delle loro origini popolari, ma comprendo anche le ragioni di questi quando affermano che lo sviluppo tecnologico passi anche attraverso queste strutture, non riuscendo però ad interpretare il silenzio che le accompagna quando si chiede loro di spiegare le loro ragioni non in modo banale, ma soprattutto attraverso i canali mediatici (tv, giornali, radio e internet, assemblee e conferenze locali e nazionali, dibattiti)…
    …credo nei valori della democrazia e dello Stato e sono dell’idea che non è la forza della violenza a determinare la ragione di un’idea, piuttosto quella della partecipazione e della condivisione dei principi costituzionali che accomunano noi cittadini nella responsabilità del nostro agire…

    Pubblicato da Raffaello | 1 ottobre 2011, 23:21

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