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Economia

Sarkozy: “Se fallisce la Grecia fallisce l’Europa”

Sarkozy: non c’è alternativa al salvatagio. Nei prossimi giorni incontrerà la Merkel.

Salvare la Grecia è «un dovere morale» ma anche «economico», per il presidente francese Nicolas Sarkozy. Al termine di un incontro a Parigi con il premier greco George Papandreou il capo dell’Eliseo ha parlato della «determinazione» della Francia «a far ogni cambiamento necessario» per uscire dalla crisi. In questo senso Sarkozy è convinto che «non ci sono alternative» al salvataggio di Atene – «il suo fallimento sarebbe quello dell’Europa intera» – e all’accordo del 21 luglio che ha esteso le funzioni dell’Efsf. Tra l’altro, con l’ok di giovedì sera del Parlamento austriaco il fondo salva-Stati ha tagliato il nastro del 14esimo via libera in Eurolandia. E dopo l’ok del Parlamento tedesco di giovedì il capo dell’Eliseo ha annunciato che incontrerà nei prossimi giorni la cancelliera tedesca Merkel per «accelerare» sul salvataggio europeo.

Tra gli ultimi Paesi che dovranno ratificare l’intesa europea di luglio c’è però la Slovacchia, dalla quale continuano ad arrivare segnali allarmanti. Ieri la premier Iveta Radicova ha detto che l’Efsf «è uno strumento provvisorio». Dalla Germania si è fatto vivo invece il ministro degli Esteri, il liberale Westerwelle. Il giorno dopo il voto del Bundestag che ha fatto tirare un sospiro di sollievo all’Europa intera, l’ex vicecancelliere ha chiesto dalle colonne della Sueddeutsche Zeitung sanzioni automatiche per chi sfora il tetto del 3 per cento tra deficit e Pil e la possibilità per l’Europa di intervenire direttamente nelle finanze pubbliche dei singoli Paesi, se i conti sono in disordine.

In serata Papandreou è tornato invece da Parigi ad Atene per preparare il consiglio dei ministri di domani, domenica, che dovrà ratificare le misure elaborate nei giorni scorsi. Una delle più contestate ha provocato giovedì l’occupazione da parte dei dipendenti pubblici di nove ministeri. Gli statali hanno cercato anche di impedire alla trojka Ue-Bce-Fmi di incontrare i ministri (giovedì è stata la volta del responsabile delle Finanze, ieri di quello dei Trasporti): si oppongono al taglio del 40 per cento degli stipendi per 30mila statali per i quali dopo un anno è previsto il pensionamento.

Ieri il capo dell’ufficio statistico greco, Andreas Georgiou, ha avvertito in un’intervista al Financial Times che a causa delle proteste dei suoi dipendenti non è riuscito a elaborare i dati sul disavanzo che dovranno essere mandati all’Eurostat e, soprattutto, visionati dalla trojka. L’Elsat, che ha conquistato in passato per ben due volte le prime pagine dei giornali internazionali per aver falsificato le statistiche greche – anche per entrare nell’euro – fa sapere attraverso il presidente che «servirebbero altri due o tre giorni per portare a termine il lavoro».

E a proposito di statistiche, ieri l’Institute of International Finance (Iif) ha rivisto in peggio le stime sui conti pubblici greci. Il deterioramento delle prospettive di crescita – la recessione al 5 per cento invece che al 3,8 per cento – ha portato l’associazione che raggruppa dal 1983 globalmente le più importanti banche, assicurazioni e istituzioni finanziarie, a riformulare la previsione sul deficit dal 7,6 all’8,5 per cento. Il prodotto interno lordo, assume l’Iif, si fermerà quest’anno a 221,8 miliardi di euro dai 230,2 del 2010. Nel 2012 subirà ancora una contrazione, assume l’istituto guidato da Joseph Ackermann, dell’1 o 2 per cento e potrebbe assestarsi a 219,3 miliardi di euro.

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