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Attualità, Politica Interna

Ilda Boccassini: «Intercettazioni sui giornali? Fanno indignare anche me»

PAVIA – Ilda Boccassini non sopporta le banalità. E per sua stessa ammissione: «So distinguere il bene dal male. In questo sono presuntuosa». Quando le chiedono un parere sul ddl intercettazioni dice brevemente: «È evidente che le intercettazioni telefoniche sono uno strumento importante per la ricerca delle prove». Ma subito dopo aggiunge: «C’è stato un cattivo uso delle intercettazioni telefoniche da parte della magistratura, ovvero da parte degli uffici del pubblico ministero a livello nazionale». E ancora: «Anche io, da cittadina, leggendo sul giornale delle cose che non dovrei leggere, m’indigno». Il procuratore aggiunto a capo della Dda di Milano è fatta così, orgogliosa di idee che non si mescolano al coro: «Nella conflittualità che c’è oggi nel nostro Paese – ha spiegato – le conversazioni captate diventano uno strumento di lotta politica. Ma fin quando la conflittualità sarà così alta, non sarà possibile la serena autocritica di entrambe le parti necessaria per sedersi attorno a un tavolo e studiare un sistema giudiziario a uso e consumo dell’utenza»

IL CONVEGNO – Lunedì sera, in fondo a una giornata condita da un duello (l’ennesimo) con i legali del premier e coronata dal rinvio a giudizio di Mora, Fede e Minetti per il caso Ruby, Ilda Boccassini ha trovato la forza di scapicollarsi da Milano a Pavia per partecipare all’iniziativa Mafie 2011: legalità e istituzioni. E appena messo piede nella vasta sala quattrocentesca, messe alla porta le telecamere («devono uscire, altrimenti la dottoressa non comincia», hanno comunicato gli organizzatori), ha ingaggiato una schermaglia semiseria sul nome della manifestazione: «Ma perché mafie al plurale? Io ne conosco solo una». Un ritornello ripetuto più volte, associato all’appello accorato a non fare demagogia: «Diceva Giovanni Falcone: se tutto è mafia, nulla è mafia».

IL RICORDO DI VITTORIO GREVI – La serata  si è aperta con la commemorazione di Vittorio Grevi, scomparso nel dicembre dello scorso anno. Il docente di Procedura penale, punto di riferimento per intere generazioni di avvocati e magistrati, insegnava proprio qui, a Pavia. E il ricordo che ha lasciato è ancora palpitante nelle parole di studenti e collaboratori che ieri si sono alternati sul palco, a cominciare da Silvia Buzzelli che ha intervistato il magistrato antimafia prima di lasciare spazio alle domande al pubblico: «In voi stessi vive il ricordo di Vittorio Grevi – ha detto la Boccassini rivolgendosi ad un’aula stracolma di studenti, e a un’altra anche più vasta collegata in videoconferenza -. Concentrava la propria attività unicamente agli studenti. Faceva risaltare il lato migliore di ogni giovane. E tra gli allievi di Vittorio ci sono alcuni dei migliori magistrati che l’Italia abbia avuto negli ultimi anni».

LA MAFIA A MILANO – Il tema del dibattito era l’espansione della criminalità organizzata al Nord. E di questo si è parlato a lungo, anche se talvoltan il filo del discorso si srotolava distratto dall’attualità: «Dire che la ‘ndrangheta ha basi logistiche in Lombardia – ha detto la Boccassini – non è una scoperta di oggi. Si poteva e si doveva dire vent’anni fa. Ci sono rapporti di alcuni coraggiosi e lungimiranti poliziotti che sembrano profetici. In un’informativa del commissariato di Vigevano del 1983 c’era già tutto. Il commissario aveva capito il sistema e l’organizzazione mafiosa, molto prima delle nostre inchieste. Ma la magistratura dell’epoca non ha capito quelle idee, per il tempo evidentemente rivoluzionarie. E così una famiglia mafiosa, dall’83 a oggi, ha potuto crescere e aumentare la propria capacità criminale». Sottovalutare il fenomeno ha consentito un cambio generazionale:«E i giovani rampolli delle famiglie mafiose hanno potuto fare un salto di qualità, diventare manager e imprenditori». Ma il ricordo torna veloce alla Sicilia: «Lì una svolta c’è stata. Grazie a Ivan Lo Bello, presidente degli imprenditori, hanno fatto grossi passi in avanti, espellendo gli imprenditori che non denunciano le estorsioni. È sconcertante invece quanto accade qui al Nord. Noi abbiamo da un anno una specie di monitoraggio su tutti gli episodi di criminalità organizzata avvenuti nel distretto. E in tutti i casi, aggiornati a stamattina, le vittime non denunciano. Non ce n’è uno che ammetta di avere problemi con la malavita. Al punto che in diversi casi siamo stati costretti ad accusarli di favoreggiamento aggravato dall’articolo 7, la connivenza mafiosa. È evidente che rispetto alla Sicilia cambiano molte cose. Ma una resta uguale: l’omertà».

IL RICORDO DI FALCONE -«Stasera sono emozionata – aveva esordito Ilda Boccassini – perché ritorno in questo posto dopo quasi vent’anni. Era il 13 maggio del 1992. Il professor Grevi aveva organizzato un dibattito con Falcone. Fu una giornata piacevole, ci ritrovammo in tre a sognare l’idea di Giovanni: il sistema delle Direzioni distrettuali antimafia. Eppure proprio in quei giorni, e noi lo sapevamo bene, poche erano le speranze che potesse diventare procuratore nazionale. Ebbene quel giorno, il 13 maggio, il condotto di Capaci sotto l’autostrada era già stato imbottito con 700 chili di tritolo. In quest’aula abbiamo avuto la possibilità di vedere un uomo già condannato a morte».

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