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Politica Interna

Il governo ottiene la fiducia: i sì sono 316

IL VOTO ALLA CAMERA. Bossi: «il premier andrà al voto quando lo decido io»

Berlusconi: agguato sventato, figuraccia dell’opposizione. Gli scajoliani non tradiscono. Tensioni nel centrosinistra

MILANO – Il governo Berlusconi ha ottenuto la sua 53esima fiducia alla Camera: i sì sono stati 316, i no 301. Un risultato che il centrodestra si attendeva e che presuppone, seppure di poco,  l’esistenza della maggioranza assoluta dell’Assemblea, che solo fino a poche ore prima del voto sembrava essere messa in discussione. Dopo che nei giorni scorsi il governo era stato battuto a Montecitorio sul rendiconto dello Stato, un episodio che nelle fila del Pdl era stato derubricato a semplice «incidente», i deputati sono stati chiamati a rinnovare il proprio sostegno all’esecutivo. E alla fine questo sostegno c’è stato. Berlusconi, dunque, resta in sella. Perlomeno fino a quando la corrente vicina all’ex ministro Claudio Scajola, che da tempo chiede un cambio di passo nell’azione del governo ed un allargamento della maggioranza,  deciderà di non fare mancare il proprio appoggio, come in questo caso. Quanto all’opposizione, è andato a vuoto il tentativo di far fallire il voto per mancanza del numero legale. La maggioranza è stata tale anche sul fronte del quorum, ma nel centrosinistra si è aperto un aspro dibattito sul ruolo dei radicali –  eletti nel 2008 nelle fila del Pd – che hanno deciso di non seguire le indicazioni del gruppo e di entrare in aula già durante la prima «chiama», vanificando così ogni tentativo di abbattimento del numero legale (come si è poi dimostrato, la loro decisione sarebbe stata comunque ininfluente).

BERLUSCONI SODDISFATTO – In tutto questo il capo del governo può tirare un sospiro di sollievo e celebrare una nuova vittoria politica: «Ho la fiducia dopo aver sventato la figuraccia dell’opposizione – ha commentato a caldo Berlusconi –  che ha sbagliato i suoi calcoli mettendo in atto i vecchi trucchi del più bieco parlamentarismo e offrendo una immagine su cui gli italiani rifletteranno».

LA STRATEGIA DELL’OPPOSIZIONE – L’opposizione, dunque,  non aveva partecipato alla prima «chiama» (il voto si svolgeva per appello nominale di tutti i 630 deputati, operazione che il regolamento prevede venga ripetuta due volte), tentando di non far raggiungere il numero legale (315 presenze) per la votazione. Il tentativo non sarebbe andato comunque a buon fine perché, si è poi scoperto,  la maggioranza avrebbe avuto lo stesso il numero richiesto di deputati presenti. Tuttavia non è passato inosservata la scelta di agire autonomamente da parte dei cinque radicali, a cui si sono aggiunti i due rappresentanti delle minoranze linguistiche. Dopo che al termine della prima chiama il risultato parlava  315 sì e 7  no, al secondo «appello» al resto dell’opposizione non è rimasto che prendere parte al voto.

GLI «SCAJOLIANI» – Non sono bastate a far cadere il governo le assenze di due dei cosiddetti «scajoliani» Fabio Gava e Giustina Destro. Lo stesso Scajola  invece era presente e ha votato sì. In precedenza aveva rassicurato: «Oggi ci sarà la fiducia». Lui e il suo gruppo continuano tuttavia a chiedere un’inversione di rotta: «Se non si cambia, i nomi dei deputati che non voteranno la fiducia si moltiplicheranno e si andrà a sbattere».

EX RESPONSABILI: IL CASO SARDELLI – In occasione della sconfitta sul rendiconto dello Stato, erano mancati all’appello alcuni voti degli ex Responsabili. Nel corso delle dichiarazioni di voto Silvano Moffa, capogruppo di Popolo e Territorio, aveva assicurato a Berlusconi: «Saremo qui a sostenerla». Nelle sue file alla fine c’è stata la sola defezione di Luciano Sardelli, che non ha preso parte al voto. «Non parteciperò – aveva anticipato il deputato -. Ho suggerito al premier Berlusconi di andare al Colle inaugurando così una nuova fase».  La sua scelta gli è però costata l’allontanamento dal gruppo parlamentare:  «Sardelli è fuori da Popolo e territorio» ha dichiarato Moffa alle agenzie al termine della seduta. E subito dopo lo stesso Sardelli ha replicato con una puntualizzazione: «Sono io che me ne vado».

BOSSI E IL VOTO ANTICIPATO – Significativa alla fine della seduta anche la dichiarazione del leader leghista Umberto Bossi:  «Appena sono arrivato in aula ho capito che la fiducia sarebbe passata. La Lega c’era tutta ed il Pdl anche». Il governo regge fino al 2013? «Non lo so» risponde Bossi. Il voto anticipato? «Berlusconi – dice Bossi – andrà al voto, quando lo decido io». Bossi aggiunge anche che su Bankitalia non ci sono novità.

I TAGLI AI MINISTERI – Novità che sicuramente sono in arrivo nel consiglio dei ministri in programma questo pomeriggio, dove si discuterà sui tagli al bilancio dei vari ministeri.  Nel ddl Stabilità «ci sono tagli dolorosi ai ministeri» ha infatti dichiarato Berlusconi.  «Quando si decide di intervenire sul debito bisogna seguire diverse strade, noi ne abbiamo scelte due: abbiamo aumentato dolorosamente di un punto l’Iva e dolorosamente abbiamo tagliato. Oggi in Cdm saranno trasferiti i tagli per ciascun ministero. Mi auguro che venga trovata una soluzione di buon senso».

IL COLLE -Dopo la conclusione del Consiglio dei ministri, il premier Silvio Berlusconi si è recato al Quirinale per incontrare il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Il Cavaliere in mattinata aveva parlato di un incontro «già previsto» durante il quale sarebbe stata affrontata anche la questione Bankitalia.

Informazioni su Redazione Libera Mente News

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