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Esteri

Siria – La repressione uccide i bambini

Siria Avevano 10 e 14 anni le ultime vittime del regime di Bashar al Assad

Nuovo venerdì di proteste in Siria all’insegna della solidarietà con i soldati disertori.

Mentre cominciavano le manifestazioni, da Ginevra l’Alto Commissario dell’Onu per i Diritti umani, Navi Pillay, ha avvertito che da metà marzo, quindi in sette mesi, sono già più di 3mila i morti nella repressione ordinata da Bashar al-Assad. Tra le vittime delle violenze ci sono «almeno 187 bambini», ha spiegato la Pillay mentre «più di 100 persone sono state uccise solo negli ultimi 10 giorni». Ci sono anche due ragazzini, di 10 e 14 anni, tra gli otto morti finora accertati in Siria uccisi ieri dal fuoco delle forze fedeli al presidente Bashar al Assad. L’ex magistrato sudafricano ha messo in guardia la comunità internazionale sul rischio che la «repressione spietata» del regime di Damasco possa far precipitare il Paese in una «devastante guerra civile» e ha lanciato un appello per un’iniziativa internazionale che protegga la popolazione. Il rappresentante Onu, notando il numero sempre maggiore di militari che si rifiutano di attaccare i civili e disertano, ha puntato il dito contro «i segnali preoccupanti» di una possibile degenerazione della crisi in uno «scontro armato».  Non si fermano intanto le violenze: l’Osservatorio siriano per i diritti umani ha denunciato che solo giovedì ci sono stati 36 morti, tra cui 25 militari, negli scontri avvenuti in tutto il Paese. Tra le vittime civili, un manifestante è stato ucciso nella città di Homs mentre altri 10, tra cui un bambino, a Banash, città nella provincia nord-orientale di Idlib. Nella stessa provincia sono rimasti uccisi anche 15 soldati, tra cui alcuni ufficiali. Nove i militari morti a Daraa, a sud di Damasco, mentre un membro delle forze di sicurezza ha perso la vita a Quseir, vicino a Homs, nella regione centrale della Siria. L’Alto Commissario per i Diritti Umani ha quindi lanciato un duro monito, ricordando che attivisti sono stati vittime di «maltrattamenti, intimidazioni, minacce e botte, dentro e fuori il Paese». Proprio ieri, il rappresentante diplomatico siriano a Beirut, Ali Abdul Karim Ali, ha negato che ci sia l’ambasciata dietro la sparizione di alcuni oppositori siriani nel Paese dei Cedri, come denunciato da  un parlamentare libanese all’inizio della settimana. Queste accuse, definite «infondate», «si ripercuotono sul coordinamento tra i due Paesi in materia di sicurezza», ha commentato l’ambasciatore, al termine di un incontro col ministro degli Esteri libanese, Adnane Mansour.

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